Quasi assente la trasparenza del Pnrr!

Troppe le informazioni che non sono ancora state rese pubbliche 

Pochi giorni fa, la commissione europea ha versato all’Italia la prima rata, da 21 miliardi di euro, relativa al piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). A fatto seguito la dichiarazione del ministero dell’economia, di aver ricevuto apprezzamenti, sui progressi fatti nella sua attuazione. Una dichiarazione che sembra però più propaganda, nel passato la chiamavamo annuncite, poiché nella realtà le difficoltà sembrano essere ancora presenti. Infatti se andiamo a leggere un recente approfondimento fatto da Open polis, riscontriamo che il governo non ha completato nei tempi previsti le scadenze del primo trimestre 2022.

Uno degli aspetti rimasto opaco è l’impatto atteso delle misure sui singoli territori

Per porre rimedio alla difficoltà di rispettare i tempi, in uno degli ultimi consigli dei ministri è stato approvato un decreto legge per velocizzare le procedure. Ciò si è reso necessario per evitare di trovarsi a non rispettare nemmeno le scadenze del secondo trimestre. Si tratta quindi della conferma che non è vero che “tutto va bene”, che forse andrà bene, se le modifiche fatte, saranno adatte a raggiungere l’obiettivo!!

La carenza di informazioni però, non riguarda solamente il monitoraggio sullo stato di avanzamento delle misure. Infatti mancano, ad esempio, i dati precisi, su quale impatto sia atteso visti gli investimenti previsti sui territori. Così pure in quale misura, il piano influirà sui tre assi strategici, quali la digitalizzazione, la transizione ecologica e il mezzogiorno. Tali dati esistono, in quanto fanno parte di quelli che vanno inviati a Bruxelles, per le verifiche che l’Ue fa, sull’operato del nostro paese.

La trasparenza attualmente è parziale e limitata a dati che non consentono di fare valutazioni

Una situazione che gli organi di stampa dovrebbero divulgare, poiché è per noi cittadini inaccettabile.

I dati devono essere tutti rilasciati e in un formato aperto, che possa renderli riutilizzabili a tutti.

Le informazioni relative al Pnrr, dovrebbero, anzi debbono, essere rese obbligatorie per legge, per tutti quei dati che sono a disposizione del governo. Solo così infatti sarà possibile a tutti, avere un quadro completo e strutturato del piano; potendo inoltre valutarlo in maniera puntuale, anche nell’impatto che i diversi interventi previsti dovrebbero avere.

Ci domandiamo perché, se le informazioni ci sono, non vengono rese pubbliche?

Il Governo vorrebbe farci credere che, possa dipendere dal fatto, che non sia d’interesse della cittadinanza, cosicché l’impegno di rispettare la trasparenza si trasformi in una perdita di tempo. Secondo noi invece quanto accaduto e accade ancor più oggi, ci insegna che chi amministra crei le urgenze, in modo che si generi la necessità di agire rapidamente, evitando i controlli e alcune procedure, commettendo poi “errori” che generano sprechi di risorse e/o opere incompiute.

CITTADINI NEL CUORE

Allegati: 

Cosa scrive Openpolis

Cosa manca, le misure

Occorre innanzitutto ricordare che il Pnrr si compone di 6 missioni che si sviluppano poi in 16 componenti. Queste contengono al loro interno 190 misure (escludendo il fondo complementare). Con questo termine si fa riferimento agli interventi concreti previsti nel piano e che si suddividono in riforme (62) e investimenti (128).

Alcune misure riportano però un livello di suddivisione ulteriore. Si tratta di quelle che abbiamo rinominato “sottomisure”. Queste rappresentano un ulteriore elemento di dettaglio rispetto alla riforma o all’investimento descritto dalla misura. La criticità qui sta nel fatto che spesso le scadenze sono attribuite alla “misura madre” così come gli importi previsti per gli investimenti. In questi casi quindi non è possibile attribuire un peso specifico a una singola sottomisura per valutarne l’importanza e il grado di completamento.

La suddivisione in missioni, componenti etc. però non è l’unica. Il piano italiano infatti individua anche 3 “priorità trasversali”.

Si tratta di giovanicontrasto alla disparità di genere e riduzione del divario di cittadinanza. Questi temi sono affrontati in maniera diretta o indiretta da diverse misure sparse nel piano. Ad oggi però molte informazioni relative a questi aspetti mancano o sono carenti. In particolare non c’è nessuna indicazione relativa all’impatto del Pnrr sulla terza priorità. Mentre per quanto riguarda le prime 2 la ragioneria generale dello stato ha pubblicato delle apposite relazioni.

Mancano dati strutturati sull’impatto del Pnrr sulle priorità trasversali, sugli assi strategici e sui progetti bandiera.

Oltre alle priorità trasversali, nel Pnrr si fa riferimento anche a 3 “assi strategici”.

Ovvero digitalizzazionetransizione ecologica e mezzogiorno. Ad oggi non sono disponibili informazioni chiare e strutturate su quale sarà l’impatto effettivo di ogni singola misura per ciascuno di questi tre aspetti. Il fatto che esista una missione dedicata alla digitalizzazione e una alla transizione ecologica infatti non deve trarre in inganno. Misure che potenzialmente hanno un impatto su questi tre assi sono diffuse in tutto il piano. Di conseguenza senza dati strutturati non è possibile conoscere nel dettaglio quale sia il reale apporto di ogni singola misura per questi tre assi.

Sempre legato a questo filone infine vi sono i cosiddetti Flagship programs, o progetti bandiera. Si tratta di 7 aree di intervento che la commissione Ue ha individuato come particolarmente rilevanti e per le quali ha caldamente raccomandato agli stati membri di prevedere interventi specifici all’interno dei loro Pnrr. Tra le aree di intervento vi sono la promozione delle energie rinnovabili, l’efficientamento energetico degli edifici, il potenziamento delle connessioni internet e la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Anche in questo caso sono del tutto assenti informazioni su quali misure del piano assolvono a questo compito.

Cosa manca, il monitoraggio delle scadenze

Come ormai noto, ogni misura del Pnrr deve essere completata rispettando un rigido cronoprogramma che prevede step intermedi (milestone) e finali (target). Ad oggi non esiste un unico punto di riferimento in cui sia possibile monitorare facilmente e in maniera intuitiva se il governo e i soggetti coinvolti stanno rispettando le tempistiche previste. Tale compito dovrebbe essere assolto dal portale italiadomani.it che però è molto carente sotto questo e altri punti di vista.

Italia domani rappresenta un’iniziativa di comunicazione e non un portale dove vengono pubblicati dati completi e puntuali.

Per fare un esempio pratico, entro giugno il ministero della cultura doveva pubblicare un decreto per l’allocazione delle risorse destinate alla valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale. Secondo Italia domani questo intervento sarebbe ancora “da avviare” ma in realtà l’atto è già stato pubblicato. Dunque il portale realizzato dal governo pare destinato più a iniziative di comunicazione che non alla raccolta e alla diffusione di dati puntuali, aggiornati e completi sulle misure previste dal Pnrr e sul loro stato di avanzamento.

Senza queste informazioni però non è possibile comprendere la percentuale di completamento del piano.

Anche in questo caso ci siamo dovuti sostituire all’esecutivo. Attraverso un’attività di monitoraggio che prevede l’incrocio di diverse fonti. Tra cui la gazzetta ufficiale, i portali dei diversi ministeri, i dossier predisposti dei centri servizi di camera e senato eccetera. Grazie a questa attività siamo in grado di sapere che le milestone e i target da completare nel primo semestre del 2022 sono 45. Nove di queste sono già state completate. Altre due sono state conseguite ma in ritardo rispetto alla scadenza fissata che era al 31 marzo.

Lo stato delle scadenze da completare entro giugno 2022, suddivise per ente titolare

Attualmente non esiste un portale unico che fornisca informazioni chiare e affidabili sullo stato di avanzamento delle scadenze. Per questo motivo abbiamo deciso di farci carico di questa attività attraverso il monitoraggio giornaliero di tutte le fonti disponibili (gazzetta ufficiale, i portali dei diversi ministeri, le dichiarazioni rilasciate dai ministri in audizione nelle commissioni parlamentari, i dossier predisposti dei centri servizi di camera e senato).

Il Pnrr prevede per ogni misura l’indicazione di un’amministrazione titolare. Questa amministrazione non è necessariamente quella deputata alla concreta realizzazione della misura ma quella che ha il compito di verificare che questa sia realizzata dai soggetti attuatori di volta in volta interessati. Lo stesso principio vale anche per le scadenze.

Per definire una scadenza come “a buon punto” sono stati individuati degli specifici criteri ad hoc sia per le scadenze legate agli investimenti che alle riforme. Generalmente si intende con questo termine una scadenza come particolarmente vicina al completamento (come ad esempio l’approvazione di una legge da parte del parlamento o la pubblicazione di un decreto che definisce i vincitori di un bando pubblico).

 
Ma il monitoraggio sullo stato di avanzamento delle scadenze non è l’unico elemento mancante.
I file open data rilasciati dal governo e poi rimossi infatti erano 2. Uno conteneva l’anagrafica delle misure e l’altro quella delle scadenze. I contenuti di questi due file poi avrebbero dovuto essere ricollegabili attraverso dei codici identificativi. Purtroppo però a causa di errori nella compilazione dei file – e poi anche a seguito della loro rimozione – questa operazione risulta ad oggi molto complessa.

i decreti legge pubblicati dal governo per accelerare il completamento delle scadenze e inizialmente non previsti.

Le lacune non finiscono qui. Spesso infatti non sono disponibili le informazioni relative ai meccanismi di verifica sullo stato di attuazione delle misure. Così come non sono elencati gli indicatori in base ai quali, specie per gli investimenti, è possibile comprendere se una data scadenza è stata completata o meno.

Così come non sono disponibili i dati relativi alla situazione precedente al Pnrr, ai risultati che si intende perseguire e a quelli effettivamente raggiunti.

I bandi pubblici

Per quanto riguarda più nello specifico gli investimenti, ad oggi risultano molto parziali le informazioni legate ai bandi pubblici. Soprattutto in prospettiva, sarà molto importante che siano rese pubbliche in maniera semplice e accessibile a tutti una serie di indicazioni.

Tra queste il soggetto attuatore, gli eventuali soggetti beneficiari e quelli realizzatori, l’importo previsto dal bando, l’importo dei pagamenti effettuati per ogni progetto vincitore e – altro elemento fondamentale – l’indicazione degli eventuali territori in cui i progetti vincitori sono localizzati. Ad oggi non esiste un unico database con queste informazioni. Questo rende impossibile di fatto comprendere ad esempio quale sia l’impatto degli investimenti rispetto alle priorità trasversali e agli assi strategici e quali sono le ditte che incasseranno di più dalla realizzazione degli interventi.

L’unica informazione certa per quanto riguarda la distribuzione delle risorse è la loro ripartizione tra i vari ministeri. Un dato recuperabile grazie a due decreti del ministero dell’economia pubblicati nell’agosto del 2021.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 15 Aprile 2022)

 
 

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