Certificato vaccinale: come averlo, a chi mostrarlo

Il documento digitale europeo per muoversi liberamente in Italia e all’estero, in vigore dal primo luglio.

Mentre è stato da poco firmato il regolamento relativo al Green Pass europeo, anche il Green Pass italiano (nome ufficiale “certificato verde Covid-19“), così si legge nel Decreto, prende il via. Sarà operativo dopo la firma di Mario Draghi. Tuttavia, i dubbi su questo argomento sono ancora molti, a partire da come ottenerlo e a chi mostrarlo. 

La certificazione, introdotta dal decreto anti-Covid del 22 aprile 2021, modificata con decreto del 18 maggio, per armonizzarla con quella europea. Serve per far spostare liberamente lungo la Penisola, ma anche per andare a trovare gli anziani nelle Rsa; oltre a permettere di partecipare a spettacoli ed eventi sportivi, e forse, per accedere in discoteca, quando riapriranno.

Il certificato verde Covid19 è rilasciato da enti diversi e in base alla tipologia. Infatti, il Green Pass per vaccinazione viene rilasciato in formato cartaceo (e presto anche digitale) dalla struttura sanitaria o dal Servizio Sanitario Regionale di competenza. Quello per avvenuta guarigione, viene invece rilasciato il giorno della fine dell’isolamento, dalla struttura ospedaliera presso cui si è effettuato un ricovero; mentre in caso di non ricovero, dalla ASL competente e dai medici di medicina generale o dai pediatri. Infine il Certificato verde da test antigenico o molecolare con esito negativo, viene rilasciato dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie o dai medici che erogano i test.

 

Requisiti del Green pass Europeo

Sono stati stabiliti, a seguito di un’intesa su scala comunitaria, formalizzata da poco; Il green digital certificate europeo è dunque il risultato raggiunto, ed entrerà in vigore dal primo luglio. Nella sostanza si tratta di un Qr Code, che può essere stampato o custodito sul proprio smartphone, inquadrando il quale, si avrà accesso a tutte le informazioni utili, atte a certificare l’immunità al virus da Covid-19. Dunque una specie di lasciapassare, che dovrebbe consentire di muoversi liberamente all’interno dell’unione Europea. Uno strumento che dovrebbe evitare la quarantena, riducendo la necessità di un tampone, ai soli non immunizzati.

I requisiti per ottenere il green pass sono essenzialmente tre: essersi vaccinati contro il Covid-19 con le due dosi; essere guariti dal Covid-19; aver effettuato un tampone molecolare da meno di 48 ore.

Il rilascio della certificazione dopo la prima dose

Ogni Paese sarà libero di scegliere di rilasciare il Green Pass anche dopo la prima dose. Così come ogni Paese sarà libero di non riconoscerne la validità, facendo richiesta di un test (tampone). Lo Stato che accetta di rilasciare il Green Pass dopo la prima dose di vaccino, dovrà accettare la validità della prima dose anche per chi farà ingresso nei suoi confini.

Per evitare di separare i nuclei familiari alla frontiera, i minorenni che viaggiano con genitori esentati dall’obbligo di quarantena; ad esempio dovrebbero essere esentati anche loro dalla quarantena. I bambini sotto i 6 anni di età sono esentati anche dai test: quelli dai 6 anni in su, però, dovranno sottoporsi a test per ottenere il pass.

Caratteristiche del “passaporto vaccinale”

Lo chiamano Gren pass: è un documento, che consente a chi è vaccinato o a chi è già guarito dal Covid-19, di muoversi liberamente in Italia e presto anche in Europa. Mentre a livello nazionale il governo, vorrebbe anticipare l’entrata in vigore della certificazione europea, prevista per il primo luglio. Da tempo infatti sta organizzandosi, per lanciare un documento che consenta la circolazione tra le Regioni, del territorio nazionale. Anche se una volta che sarà entrato in vigore il green pass Ue, sarà quest’ultimo lo standard a cui tutti i Paesi dell’area Ue, dovranno adeguarsi.

Certificato vaccinale italiano

Quanto al passaporto vaccinale italiano, è cartaceo e varrà in attesa dell’entrata in vigore di quello digitale europeo. L’istituzione del passaporto vaccinale risale ad aprile, con il decreto riaperture, quando era destinato a regolare gli spostamenti tra le regioni arancioni o rosse.

Come ottenere il Green Pass

Il modo più veloce per ottenere il Green Pass in formato digitale sarà quello di collegarsi al sito “Digital green certificate“, gestito da Sogei (attivo dall’1 luglio), che emetterà la certificazione in connessione con la piattaforma europea, che riceverà a sua volta in tempo reale i dati legati alla tessera sanitaria. Nel momento in cui verrà generato il certificato verde, si riceverà un sms o una mail con un codice che, insieme al numero della tessera sanitaria e allo Spid, servirà per ottenere il Qr code valido per i controlli. Il Qr code potrà essere salvato sul telefonino o stampato su carta e si troverà anche sull’app Immuni.

Tuttavia, chi è meno tecnologico potrà rivolgersi al proprio medico di famiglia o pediatra. Questo perché il Qr code sarà presente anche sul fascicolo sanitario elettronico, da dove si potrà scaricare.

Chi controllerà il Green Pass

Ad avere il dovere di controllare il Green Pass saranno le forze dell’ordine e i pubblici ufficiali. Ma nel caso, per esempio, di banchetti di nozze o di un evento sportivo o le discoteche, avranno diritto di controllare la documentazione i gestori (e i loro dipendenti autorizzati) dei locali pubblici o dei luoghi dove si svolgono determinati eventi.

Niente controlli a carico di hotel e ristoranti per il possesso del Green Pass da parte dei clienti. Sembra questa la linea definitiva delle norme che regoleranno il documento. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha inoltre precisato che albergatori, ristoratori e negozianti non avranno il diritto di chiedere ai clienti il certificato verde Covid19.

 il Gateway europeo che abilita il Certificato digitale Covid

Il gateway Ue prevede la verifica delle caratteristiche di sicurezza contenute nei codici Qr di tutti i certificati. Questo permetterà ai cittadini e alle autorità di essere sicuri che i certificati siano autentici. Verrà mantenuto in modo sicuro presso il datacenter europeo Digit in Lussemburgo, con l’obiettivo di far tornare a viaggiare liberamente, i cittadini Europei grazie a: un’infrastruttura affidabile, un’interoperabilità fluida e un assetto open source gratuito”.

Sono 10 gli Stati membri già connessi al gateway di cui sette hanno già iniziato a distribuire i certificati ai cittadini e gli altri si aggiungeranno. L’esecutivo comunitario riferisce che dal 10 maggio a oggi sono 22 i Paesi che hanno già testato con successo il gateway. Di questi, dieci sono già connessi su base volontaria al sistema e sette – Bulgaria, Cechia, Danimarca, Germania, Grecia, Croazia e Polonia – hanno già iniziato a distribuire i certificati ai cittadini.

Durante questo processo, nessun dato personale viene scambiato o conservato. Il go-live del gateway completa il lavoro preparatorio a livello Ue. Finora la maggior parte dei Paesi europei ha deciso di lanciare il certificato digitale quando tutte le funzioni saranno realizzate a livello nazionale. Pertanto, altri Paesi si uniranno nei prossimi giorni e settimane.

Come richiedere il pass

Il Green pass per chi è già vaccinato sarà disponibile sul fascicolo sanitario elettronico dell’utente, e potrà essere scaricato dal primo luglio attraverso AppIo e l’app Immuni, oltre che attraverso il sito internet di Sogei. Allo stesso modo il Qr code potrà essere richiesto via e-mail, stampato ed esibito anche in cartaceo in caso di necessità. Per quanto riguarda invece i certificati di avvenuta guarigione e di fine del periodo di isolamento, vengono rilasciati dalle Asl competenti, dagli ospedali in cui si è eventualmente stati ricoverati o dai medici di famiglia.

Tuttavia, è bene sapere che il certificato verde può essere revocato in caso di infezione da Covid-19. La positività al virus, infatti, verrà immediatamente registrata nella banca dati e questo comporterà l’annullamento del pass stesso.

Il passaporto vaccinale non è obbligatorio

Il passaporto vaccinale non è obbligatorio, ma è “automatico”: possono ottenerlo tutte le persone purché in possesso dei requisiti fissati dalla legge. Basterà semplicemente richiederlo attraverso i canali che lo mettono a disposizione. Viene considerato a tutti gli effetti un passaporto vaccinale anche il certificato di avvenuta guarigione rilasciato dalla Asl, che ha una validità di sei mesi, e l’esito di un tampone molecolare, che ha invece la validità di 48 ore.

La validità del green pass per chi è vaccinato è invece di nove mesi dal completamento della vaccinazione, e quindi dalla seconda dose dove questa sia prevista. Ne consegue che chi avrà fatto il vaccino Astrazeneca avrà un certificato vaccinale valido per circa un anno, cioè da quindici giorni dopo la prima dose a nove mesi dopo la seconda. Per gli altri vaccini in cui il “richiamo” è più ravvicinato, come nel caso di Pfizer e Moderna, la durata si aggirerà invece attorno ai dieci mesi, mentre per quelli in cui è prevista un’unica dose (Johnson&Johnson) la durata è di poco più di nove mesi.

E’ possibile anche attestare la vaccinazione con vaccini non approvati dall’Ema, come Sputnik o Sinopharm, utilizzati ad esempio in Ungheria: in questo caso, però, spetterà ai singoli Stati membri decidere se accettarli o meno.

Quando serve il pass

Il Green pass italiano, consente libertà di spostamento su tutto il territorio nazionale, oltre alla possibilità di partecipare ad eventi pubblici, anche se  prevedono un’affluenza di pubblico e la vicinanza ad altre persone. Tali manifestazioni saranno aperte soltanto a chi è in possesso della certificazione di immunità al virus. Una volta che poi entrerà in vigore il green pass europeo questo servirà, come dicevamo, per i viaggi all’estero senza restrizioni, quarantene oppure obbligo di tampone.

 

Differenze Green Pass italiano ed europeo

È importante sapere che il Green Pass italiano al momento non è valido per recarsi all’estero, o meglio, si è ancora soggetti alle normative dei singoli Paesi. Dal 1° luglio, invece, il Green Pass europeo sarà valido nei Paesi dello spazio Schengen, con le seguenti modalità:

  • QR code che conferma l’avvenuta vaccinazione o guarigione o il tampone negativo;
  • nome e cognome e data di nascita;
  • durata della certificazione: 9 mesi dal giorno della vaccinazione, sei mesi dalla guarigione e 48 ore dall’avvenuto tampone.

E i diversi Stati membri non potranno cambiare regole, a meno che non si verifichino situazioni epidemiologiche gravi.

In sostanza, quindi, i certificati verdi Covid19 rilasciati dall’Italia in ambito regionale sono validi solo sul territorio nazionale e fino all’entrata in vigore del Digital Green Certificate europeo. I Green pass emessi dal singolo Paese, poi, verranno inseriti in Gateway, la piattaforma comunitaria che raccoglie i dati di tutti i certificati. Il Digital Green avrà un QRcode che ne dimostrerà la validità e servirà per muoversi in Italia ma anche all’interno dell’area Schengen, in attesa di ulteriori sviluppi per i Paesi extra Ue.  

Movimento CittadiniNelCuore

 

Allegati:

Il green pass sarà valido anche per il “mix di vaccini”?
Il certificato digitale Covid europeo sarà valido anche per chi è stato vaccinato con una prima dose di AstraZeneca e una seconda dose di un altro vaccino autorizzato dall’Ema. Ad annunciarlo è il portavoce della Commissione Europea Christian Wigand durante il briefing con la stampa del 16 giugno a Bruxelles.
Il regolamento che istituisce il pass, secondo Wigand, menziona solo le persone “pienamente vaccinate” e non scende così “nel dettaglio”. Nell’ultima raccomandazione della Commissione, adottata dal Consiglio, si consiglia agli Stati di riconoscere ai fini del Green Pass, questo “Mix” di vaccini, alla stessa stregua delle altre modalità di vaccinazione; a patto naturalmente che si tratti di farmaci “autorizzati dall’Ema”.
 
Green Pass e mascherine 
Non potendo garantire, la totale eliminazione del rischio di prima infezione nei vaccinati e in chi ha un tampone negativo: – come spiega il sito del ministero della Salute – le misure di igiene vanno sempre rispettate.
Così come non può essere escluso il rischio di trasmissione del virus. Essendo non esclusi i casi di reinfezione nei guariti, anche e soprattutto a causa della circolazione delle varianti. 
Anche quando verrà abbandonato l’obbligo della mascherina all’aperto, resterà in vigore quello per gli ambienti al chiuso.       Fermo restando che, ogni Paese ha le sue regole relativamente alle mascherine.
Per questo vi invitiamo a visionare tali norme attraverso i siti istituzionale dei Paesi di destinazione.

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