Debito pubblico italiano: Nuovo record storico

Anche quest’anno il debito pubblico italiano, tocca un nuovo record storico

Lo ha reso noto la Banca d’Italia, che ad aprile 2021 l’ammontare del debito pubblico è salito a 2.680,5 miliardi di euro.  L’aumento segnalato dalla Banca d’Italia è di 29,3 miliardi rispetto al mese di marzo, così da portare il debito complessivo delle Amministrazioni Pubbliche a 2.680,5 miliardi. E pensare che solo 13 mesi prima di aprile (in pre-pandemia), il debito delle amministrazioni pubbliche si fermava a 2.433,6 miliardi. Un appesantimento di circa 247 miliardi in poco più di un anno. Le Amministrazioni centrali sono quelle che hanno aumentato notevolmente il fabbisogno con 25,9 miliardi; mentre le Amministrazioni locali hanno aumentato il fabbisogno di 3,5 miliardi di euro.

Certo siamo di fronte ad un anno straordinario, appesantito da una emergenza inaspettata e straordinaria. Nel bilancio 2019 il rapporto tra deficit e Pil si era attestato a -1,6%, il valore più basso dal 2007. Mentre nel 2020, tale rapporto, ha toccato un profondo -9,5%, il massimo dai primi anni ’90. Si tratta di valori, da epoca precedente il trattato di Maastricht, che scontano un disavanzo primario (differenza tra entrate e uscite del bilancio statale, al lordo degli interessi sul debito) del 6,0%. 

Chi detiene il debito italiano

La Banca d’Italia detiene il 22,4% del debito pubblico italiano, con un incremento del +0,2% rispetto al mese di marzo. Per quanto riguarda la vita media del debito è aumentata a 7,5 anni dai 7,4 anni della precedente rilevazione. Al 31 dicembre 2020 la quota più consistente era nelle mani di investitori non italiani: dei 2.150 miliardi di euro, quasi 700 erano detenuti da non residenti, cioè investitori di ogni parte del mondo eccetto l’Italia. Segue la Banca d’Italia, con 551 miliardi. Il restante è nelle mani delle istituzioni finanziarie monetarie residenti (diverse dalle autorità monetarie) e le società finanziarie residenti (esclusi gli intermediari finanziari e monetari residenti), rispettivamente con 393 e 351 miliardi di euro.

Le famiglie italiane si posizionano ultime, nell’aggregato “Società non finanziarie, famiglie e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie”, con 157 miliardi circa di titoli di Stato in portafoglio (cifra riferita all’intero aggregato che include le famiglie italiane e non alle sole famiglie).

Quali sono stati i costi del nuovo debito

Per quanto riguarda il costo del debito, ossia degli oneri finanziari che gravano direttamente sul bilancio dello Stato, a marzo 2021 si rileva che hanno toccato il minimo storico. Infatti lo 0,11% (tasso medio ponderato), è stato rilevato in discesa, rispetto allo 0,59% registrato nel 2020. Il merito è in primis dei programmi di acquisto della Banca centrale europea, l’App e nell’ultimo anno e mezzo il Pepp (programma di acquisti pandemico), hanno permesso al governo italiano, di finanziarsi sul mercato primario senza l’ostacolo della speculazione presente sul secondario (presidiato da acquisti di Francoforte).

La Bce, e la Banca d’Italia che acquista per suo conto, ha di fatto assorbito la quasi totalità del nuovo debito emesso.

A marzo 2020 Banca d’Italia deteneva 424,3 dei 2.433 miliardi di euro di debito pubblico complessivo, il 17,44%. Alla fine di aprile 2021, dei 2.680,5 miliardi di debito, 600,9 erano in pancia a Palazzo Koch. Dunque ben il 22,4% del totale, che a livello aggregato, mitiga l’impatto dell’aumento dello stock nominale del debito. 

Movimento CittadiniNelCuore

 

 

 

 

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