Variante Delta: nel Regno Unito aumento esponenziale dei casi

Variante Delta (indiana) e altri coronavirus stanno preoccupando l’Oms

La mutazione più preoccupante è l’ex “indiana”, ribattezzata “Delta” dall’Oms.

Tale variante del Covid19 ha infatti una trasmissibilità superiore del 40/50%, rispetto a quelle precedentemente dominanti. La preoccupazione dell’Oms non trova ancora riscontro nelle nostre istituzioni, le quali vanno tranquille verso la ripartenza e le riaperture, colorando di “bianco” quasi tutta l’Italia.

Sia il Comitato Tecnico Scientifico, il Ministero della salute che il Governo stesso, sembrano sottovalutare lo spettro della variante Delta del coronavirus. 

Perché preoccupa la variante delta?

La variante Delta, denominata variante VUI-21APR-01 (nota anche come B.1.617), è stata rilevata per la prima volta in India.
Include una serie di mutazioni tra cui E484Q, L452R e P681R, la cui contemporanea presenza, crea una particolare preoccupazione; infatti ciò genera una potenziale trasmissibilità maggiore, oltre al possibile rischio di reinfezione. 

L’Oms ritiene preoccupante solo una delle tre sotto-varianti di quella Delta

Si tratta di una sotto-variante, rilevata per la prima volta in India, quella che è ancora considerata «preoccupante». La variante indiana B.1.617, ribattezzata Delta, e ritenuta parzialmente responsabile dello scoppio della pandemia in India, da allora si è diffusa in più di 50 territori, con tre distinte sotto-varianti. 

Vediamo velocemente le precedenti varianti del Covid 19 tenute sotto controllo 
  • Variante Alfa (Variante VOC 202012/01, nota anche come B.1.1.7) identificata per la prima volta nel Regno Unito.
    Questa variante ha dimostrato di avere una maggiore trasmissibilità rispetto alle varianti circolanti in precedenza (trasmissibilità superiore del 37% rispetto ai ceppi non varianti, con una grande incertezza statistica, tra il 18% e il 60%). La maggiore trasmissibilità di questa variante si traduce in un maggior numero assoluto di infezioni, determinando, così, anche un aumento del numero di casi gravi.
  •  Variante Beta (Variante 501Y.V2, nota anche come B.1.351) identificata in Sud Africa. Dati preliminari indicano che, nonostante non sembri caratterizzata da una maggiore trasmissibilità, questa variante potrebbe indurre un parziale effetto di “immune escape” nei confronti di alcuni anticorpi monoclonali. Siccome potenzialmente questo effetto potrebbe interessare anche l’efficacia degli anticorpi indotti dai vaccini tale variante viene monitorata con attenzione.
  • Variante Gamma (Variante P.1) con origine in Brasile. Gli studi hanno dimostrato una potenziale maggiore trasmissibilità e un possibile rischio di reinfezione. Non sono disponibili evidenze sulla maggiore gravità della malattia.

Cosa sta comportando la diffusione della variante Delta in Inghilterra

Ci giunge notizia da diversi organi di stampa, dell’aumento dei contagi, che si sta avendo nel Regno Unito.

Aumento chiaramente riconducibile alla diffusione della variante Delta, il cui nome scientifico è B.1.617.2. Si tratta esattamente della variante derivata da quella responsabile dell’ondata di casi, avvenuta tra marzo e aprile in India. Risulta infatti che in Inghilterra, si siano trovati di fronte ad un incremento dei contagi del 79%; incremento registrato nell’arco di una settimana, che ha causato ben 278 nuovi ricoveri ospedalieri, di persone in condizioni cliniche gravi. Ciò malgrado l’Inghilterra sia una nazione dove il 75% degli adulti, ha già ricevuto la prima dose di vaccino e oltre 28 milioni di abitanti anche la seconda.

Dunque ciò avviene nonostante in quella nazione si sia raggiunta la soglia minima dell’intervallo di vaccinati (75-90%), indicata come necessaria per il conseguimento della “immunità di comunità”; perdipiù calcolata, assumendo una efficacia media dei vaccini del 80% (studio di Roy Anderson e collaboratori, Lancet 2020)!

Grande la preoccupazione del Regno Unito, che scatenerà reazioni anche nelle altre nazioni europee

La preoccupazione è esplosa proprio da alcuni giorni anche in relazione al fatto che la variante Delta si caratterizza per una maggiore trasmissibilità. Inoltre seppur i dati siano ancora incerti, sembra che questa variante, causi una forma di malattia più severa: il rischio di essere ricoverati in ospedale più che raddoppia. 

Giunge notizia che nella sede del Primo Ministro del Regno Unito, si stia valutando una proroga delle limitazioni anti-Covid oltre il 21 giugno.

La variante Delta si è diffusa nel Regno Unito andando a sostituire la variante Alpha (B.1.117), quella trovata per la prima volta nel Kent e poi diffusasi in tutto il mondo. A inizio giugno contava per tre quarti dei nuovi casi britannici.

Basandosi sul tasso di attacco secondario, cioè quante persone infetta un positivo, si ha un aumento del 50% della trasmissibilità rispetto all’Alpha.

Se si guarda invece ai trend di crescita delle due varianti, si ha che la Delta è più trasmissibile del 70%. 

Questa nuova variante si sta diffondendo in molti paesi del mondo e a metà maggio rappresentava l’1% dei casi. Va comunque tenuto conto che fuori dal Regno Unito la velocità di crescita è minore e che un ruolo nella sua diffusione possono averlo avuto i pochi casi che si registravano nel paese ad aprile. In Italia, secondo l’ultima indagine di prevalenza, a metà maggio era pari all’1% dei casi.

In particolare nel Regno Unito nel Regno Unito sono stati diagnosticati 42.323 casi della variante di Covid-19 segnalata per la prima volta in India. Si tratta di un aumento di 29.892 casi rispetto a una settimana fa, secondo dati del sistema sanitario inglese. La preoccupazione sale rapidamente nel Regno Unito, dove, in queste ore, a Downing Street si sta pensando ad una proroga delle limitazioni anti-Covid oltre il 21 giugno (lo “Step-4 Day“: l’ultima scadenza prevista dal piano di rientro dalle restrizioni).

Covid: Inghilterra, 12 morti variante Delta erano vaccinati

Su 42 vittime totali, 23 il 55% non erano vaccinati, 7 il 16% vaccinati solo con la prima dose, da almeno 21 giorni; I restanti 12 cioè il 28% con doppia dose da più di 14 giorni.

Dunque nella sola Inghilterra risultano decedute 42 persone a causa della variante Delta del Covid-19 (cioè quella indiana) e di queste 12 avevano ricevuto doppia dose di vaccino da almeno 14 giorni.

Quanto agli altri, 23 non erano vaccinati e sette avevano ricevuto la prima dose da almeno 21 giorni.

La variante non si è quindi diffusa per via delle persone protette solo parzialmente, ma perché è andata a colpire le classi di età più giovani che non avevano ricevuto neanche una dose. A Bolton, ad esempio, l’incidenza settimanale è arrivata ad essere pari a più di 600 casi ogni 100mila abitanti tra i 15 e i 24 anni, mentre tra chi aveva più di 80 anni non è mai salita oltre i 60 casi ogni 100mila abitanti.

L’epidemia torna a diffondersi

La media settimanale dei casi in Inghilterra a ieri era pari a 5.700 casi al giorno, in aumento del 67% rispetto a sette giorni prima.

Il tempo di raddoppio dei casi è pari a nove giorni e l’indice di riproduzione effettiva Rt a 1,5. Nonostante i casi rimangano molto bassi rispetto ai momenti peggiori dei mesi passati, bisogna tenere conto che in questo momento l’Inghilterra è caratterizzata da un andamento esponenziale. Il tasso di aumento rispetto a sette giorni prima cresce ogni giorno ed è passato dal 10% meno di venti giorni fa a oltre il 60% ieri.

Sembra dunque chiaro che l’approccio per cercare di sconfiggere la pandemia, non potrà essere solo quello vaccinale. Si dovrà completare la sperimentazione dei farmaci specifici, per renderli disponibili al più presto, in modo di avere altre armi per combattere il virus. Inoltre continuare a fare ricorso anche alla profilassi non vaccinale (mezzi di barriera, distanziamento fisico, igienizzazione); inoltre soprattutto puntare con maggiore decisione sulle terapie sintomatiche precoci, che non dipendono dalle varianti del virus perché non contrastano l’infezione, ma i suoi effetti patogeni.

Evitare di enfatizzare i risultati attesi dalle vaccinazioni, pur continuando nelle vaccinazioni, ma con più attenzione agli effetti collaterali avversi. Coinvolgendo i medici di famiglia, far predisporre un anamnesi dettagliata, propedeutica alla somministrazione. Il medico di famiglia infatti dovrebbe avere già nota di tutti i disturbi e debolezze organiche degli assistiti. Tali informazioni dopo averle verificate con il paziente (anche telefonicamente), metterle a disposizione dei centri vaccinali, evitando in tutti i casi di dubbi, la vaccinazione o comunque attraverso ulteriori approfondimenti per evitare possibili reazioni gravi.

Movimento CittadiniNelCuore

 

Alcuni link sull’argomento: 

https://www.ilsole24ore.com/art/la-variante-delta-spaventa-gran-bretagna-ecco-cosa-sappiamo-finora-AE2FxwP

https://www.open.online/2021/06/12/coronavirus-variante-delta-spaventa-il-regno-unito-johnson-pronto-a-rinviare-le-riaperture-di-oltre-un-mese/

https://www.corriere.it/esteri/21_giugno_12/coronavirus-gran-bretagna-nuovo-picco-casi-downing-street-pensa-rimandare-l-apertura-un-mese-5959d97a-cb54-11eb-ab13-840e0d149d7d.shtml

https://www.youtrend.it/2021/06/10/cosa-sta-succedendo-nel-regno-unito-con-lepidemia/

https://gds.it/articoli/mondo/2021/06/12/nuovo-picco-di-contagi-nel-regno-unito-per-la-variante-delta-verso-il-rinvio-delle-aperture-89504651-0958-47e9-9939-2a2dd3046552/

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