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Pandemia: si va verso una “democrazia a distanza”

Avanti con misure, quasi permanenti, di limitazione di movimento?  

Sistemi sanitari insufficienti, o nei migliori casi con scarsa elasticità, per di più non omogenei nei territori, hanno generato l’emergenza sanitaria. Ma occorre anche riflettere sull’elemento scatenante, un virus denominato Covid-19, che seppur per alcuni è una sciagura cascata dal cielo, mentre per altri è una creazione dell’uomo in laboratorio. Pochi invece pensano che possa essere una conseguenza, della distruzione dell’ambiente che abbiamo generato, insieme all’imbarbarimento della società. 

Un fenomeno comunque, quello dei nuovi virus e delle loro varianti, che non è una novità, essendo stato infatti già previsto da molti paesi, Italia compresa, ma che si sono fatti poi trovare, completamente impreparati ad affrontarlo. L’impreparazione diventa causa e al tempo stesso giustificazione, per l’imposizione di misure straordinarie, che seppure ogni tanto interrotte, tornano ad essere periodicamente emanate.

Una società tenuta a distanza che genera anche un nuovo modus di democrazia? 

Mass media e governo, martellando quotidianamente rendono giustificabili, anche limitazioni di alcuni diritti fondamentali dei cittadini. Da un anno ormai, è limitata la libertà (anche se con qualche pausa) di spostamento, di apertura dei negozi al pubblico e di molte altre attività, come quella essenziale di riunirsi liberamente. È l’insufficienza dei servizi sanitari, la causa che (indiscutibilmente) giustifica, il modo di agire del governo, il quale per fronteggiare la diffusione del virus, concentra i poteri nelle mani di poche persone, tutte riconducibili al primo ministro. DPCM e decreti legge continui, insieme ad utilizzo indiscriminato di risorse, liberi di non sottostare ai normali controlli. Metodi utili e necessari nei casi improvvisi, ma che riducono gravemente la trasparenza, rendendo i controlli spesso inutili e comunque inefficaci.

Parallelamente, l’attività dei parlamenti ha subito un significativo ridimensionamento, dovuto non solo ai tempi inevitabilmente più lunghi che il confronto democratico richiede, ma anche alla necessità di garantire la sicurezza dei suoi componenti. Questa situazione ha accentuato una tendenza già in corso da tempo.

L’assoluta centralità del governo nei processi decisionali, relegando i parlamentari ad un ruolo di gregari del primo ministro.

Tale tendenza rappresenta un pericolo per la democrazia, che uscirà ancora più indebolita dopo questo lungo tempo di crisi.

Come l’Italia ha risposto alla pandemia

La costituzione italiana prevede lo stato di emergenza solo in caso di guerra. Lo stato di emergenza permette di attivare poteri straordinari in deroga alle leggi. Infatti anche in passato, lo stato di emergenza è stato dichiarato centinaia di volte, ma sempre per un periodo di tempo e su territori limitati. È dunque successo anche in altri stati, che l’arrivo del coronavirus abbia generato l’adozione di misure straordinarie. Fatto che ha comportato l’attivazione, di un quadro normativo speciale, in cui i poteri dei governi sono stati rafforzati.

In Italia tali decisioni sono scattate il 31 gennaio, quando è stato dichiarato lo stato di emergenza. Una condizione non prevista da una norma di rango costituzionale, ma solo da leggi ordinarie. Ciò ha reso necessario emanare tante norme, al fine di consentire, ai vari soggetti coinvolti nella gestione della pandemia, di operare nella maniera più veloce ed efficiente. Con queste leggi si sono concentrati molti poteri nelle mani dell’esecutivo. Allo stesso tempo si sono allentati i vincoli, sia sul fronte della trasparenza, sia nel rendiconto su come sono state impiegate, le risorse pubbliche.

Caratteristica comune degli accadimenti, è stata la forte limitazione di alcuni diritti fondamentali dei cittadini (come la libertà di spostamento). Oltre ovviamente, la concentrazione del potere in poche mani e la riduzione degli spazi per il controllo e il confronto democratico, specie all’interno dei parlamenti.

Un modus operandi legislativo molto discutibile 

Usando leggi speciali discutibili, si sono adottate misure speciali, come quelle che hanno limitato le libertà personali dei cittadini, includendole in atti amministrativi, escludendone così un passaggio fondamentale in parlamento, poiché non contenute in leggi. Infatti lo stato di emergenza in Italia, è stato dichiarato dal governo, sulla base delle norme contenute nel codice di protezione civile. 

Decisioni prese con approssimazione, senza avere un quadro di riferimento. Perché lo stato italiano si è fatto trovare impreparato, non tenendo aggiornato il piano d’emergenza? Perché si è divulgato dei dati, senza la trasparenza necessaria per poterli valutare? 

Degli oltre 400 atti emanati fin qui per affrontare l’emergenza infatti solo 12 (meno del 3%) hanno visto un coinvolgimento diretto delle camere.

I dubbi sono molti sul mancato chiarimento sul come sono conteggiati i morti ed il confronto con i morti per altre patologie insieme al confronto con il passato. Quale è il senso delle misure adottate, perché le decisioni vengono prese valutando dati relativi a tempi vecchi di una settimana. Quale la ratio sull’utilizzo delle comunicazioni del palazzo e del ruolo dei tecnici. Perché si è puntato tutto sui vaccini, trascurando le possibilità di nuove e vecchie metodi di cura. Su quali basi tutti i vaccini sono considerati validi e sicuri al pari di quelli già in uso. 

Come mai nulla ancora si sa, se e quando e a quali condizioni, potremo tornare alla normalità. Non si sa ad esempio, quando la vaccinazione (scelta come strada per uscire dalla pandemia) può essere considerata sufficiente per il ritorno alla normalità. Quale è la percentuale necessaria 60 o 70%, dei vaccinati o addirittura oltre? Non sembra che, le fonti ufficiali parlino laicamente, per informarci, ma più che altro per condizionarci.

La pandemia gestita improvvisando, con decisioni sempre urgenti, incide pesantemente su un paese già peraltro troppo indebitato.

In Italia un anno con lo stato di emergenza

Chi si illudeva che le misure restrittive, fossero temporanee, è rimasto deluso da quanto deciso tra Natale e l’Epifania. Si è reso quindi conto che le scelte politico-mediche, hanno l’obiettivo di mantenerci in uno stato di incertezza continua, spengendo i residui aneliti di libertà.

I colori cambiano con Il cambiar delle settimane, chiudendo o lasciando mezzo libertà, nell’attesa continua di cosa avverrà domani, tutto chiuso, mezzo aperto o un po’ aperto il resto chiuso. Decisioni che a volte ignorano i numeri, mentre altre vengono giustificate con gli stessi. Insomma un insieme di indici sempre mutevoli e agevolmente superabili o non superabili a seconda della volontà politica. Generando così uno stato di intontimento generale, con la complicità dei mass media e massime istituzioni, che fanno a gara per non far domande e non fornir risposte.

Mascherina e autodichiarazione, vaccinazione e coprifuoco, distanziamento e patentino. I mass media di regime non hanno bisogno di veline, sono perfettamente allineati. Il suddito deve sentirsi chiamato alle armi e non potersi domandare perché.

Rischi e opportunità di una “democrazia a distanza”

Il Coronavirus ha senza dubbio messo a nudo, la tipicità delle democrazie occidentali, evidenziandone le carenze ideologiche e strutturali, lasciate deperire nel tempo. Abbiamo intrapreso una strada, che ci sta portando verso una democrazia indebolita, predisponendo i cittadini alla rinuncia di tutele fondamentali, in cambio di una ipotetica sicurezza ed attenzione alla vita.

In modo subliminale sono stati trasformati tutti i ruoli e gli organi di controllo, come un ostacolo alla sicurezza, dimenticando che sono invece un caposaldo democratico. Non è paradossale perché viviamo immersi nei dogmi del politicamente corretto, moderno liquido amniotico alimentato da retorica e paura. L’effetto è che l’esercizio della domanda, del dubbio, del raziocinio, è oramai auto-represso e quello del dissenso è silenziato.

Questo il perché, il 2020 è stato l’annus horribilis, non quindi per il Covid. Un anno-epifania con la faccia dittatoriale della democrazia, con la quale siamo destinati a fare i conti nei prossimi anni.

È proprio in situazioni eccezionali come questa però che i parlamenti dovrebbero svolgere un fondamentale ruolo a garanzia dei diritti dei cittadini.

L’unica consolazione è il vantaggio che con l’uso della tecnologia, abbiamo la possibilità (se utilizzata intelligentemente), di sviluppare conoscenze e abitudini, che avranno in futuro un ruolo fondamentale, nella pratica democratica. Ovviamente le opportunità, offerte dai nuovi mezzi di comunicazione, presentano anche dei rischi, come quello del furto di dati e informazioni o la manipolazione delle votazioni.

Problemi tuttavia che con le dovute accortezze possono essere superati.

 

Movimento CittadiniNelCuore

 

 

 

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