La stagflazione è l’attuale drammatica realtà

Negli ultimi giorni si parla della drammatica realtà della stagflazione

In seguito all’aumento dei costi delle materie prime e dei beni energetici, alla guerra in Ucraina e alle difficoltà post-pandemiche, si è registrata una forte crescita dell’inflazione. Crescita che preoccupa tutti i paesi dell’area euro. Una situazione che quindi ricorda quella degli anni settanta.

Al momento, la presidente della banca centrale europea Christine Lagarde scongiura un rischio simile. Afferma infatti che nonostante le incertezze causate da diversi fattori politici ed economici, si vedrà comunque una certa crescita.  In uno scenario contemporaneo così complesso come quello che si sta vivendo nel 2022. In questo scenario definire una politica monetaria efficace è un’operazione difficile ma al contempo cruciale per ristabilire i processi economici.

Ma che cos’è la stagflazione

La sua definizione è:  “una situazione economica caratterizzata da alta inflazione e bassa crescita del Pil”.

Solitamente, in un’economia di mercato, ricercare una crescita economica e un basso tasso di disoccupazione crea delle complicazioni sulla gestione dell’inflazione: aumentando i posti di lavoro incrementano i consumi e di conseguenza il Pil ma i prezzi dei beni e dei servizi crescono.

Al contrario, concentrarsi sul lato dei prezzi (ovvero contenere le spinte inflazionistiche), va a deprimere la domanda inficiando quindi sul prodotto interno lordo. In situazioni normali dunque concentrarsi su un aspetto va a ledere l’altro.

Dunque con il termine “stagflazione”, s’intende una fase dell’economia in cui sono presenti – in contemporanea – ondate inflazionistiche e stagnazione economica, ossia la mancata crescita del prodotto interno lordo (Pil).

Peggio di così .. non poteva andare

In pratica, l’aumento generalizzato dei prezzi porta a una diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori.

Per di più quando si è in una condizione di stagflazione, (gli interventi della banca centrale di solito attuati per correggere questi fenomeni) sono resi molto difficili, dalla coesistenza di inflazione alta e stagnazione economica. È infatti difficile per le banche centrali, contrastare un fenomeno senza  alimentare l’altro. Si genera una quindi una situazione in cui la produzione e il Pil crescono poco, o sono addirittura fermi.

Siamo dunque di fronte ad un rallentamento generale dell’economia, che genera un innalzamento dell’incidenza del debito pubblico; inoltre fa crescere il costo del denaro, ed il conseguente appesantimento del deficit di bilancio, e “dulcis in fundo” anche l’incremento del tasso di disoccupazione.

Una situazione di stagflazione in consolidamento

Per frenare la crescita dei prezzi, la banca centrale potrebbe ridurre la quantità, della moneta circolante all’interno dei sistemi economici. Anche se ciò, comporterebbe una riduzione se non addirittura il blocco dei consumi. Situazione che genera conseguentemente una forte riduzione della crescita del Pil, appesantendo l’attuale drammatica realtà, figlia anche di due anni di Covid.

L’eventuale intervento della banca centrale, porterebbe ad una contrazione, dell’acquisto di titoli di stato. Questi acquisti infatti, vengono effettuati creando moneta, che poi entrando all’interno dei circuiti economici, può generare inflazione.

Riducendo questi acquisti (praticando quindi una politica monetaria restrittiva), si riduce il circolante e automaticamente aumentano i tassi di interesse, praticati nel sistema economico. Tutto ciò genera una riduzione dei consumi e degli investimenti, con la conseguente decrescita dei prezzi del mercato e un’inversione della pressione inflazionistica.

CITTADINI NEL CUORE

Fonti: Web e Openpolis

 

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