La revisione del catasto è importante?

Nelle ultime settimane si sono registrate delle significative fibrillazioni all’interno della maggioranza.

L’oggetto del contendere è stato in particolare la riforma del catasto. Una misura che si inserisce all’interno di un più ampio disegno di legge delega che incarica il governo di una complessiva revisione del fisco italiano.

Gli aspetti del Ddl relativi al catasto sono stati particolarmente avversati dalle forze politiche di centrodestra, comprese quelle che fanno attualmente parte della maggioranza di governo (Lega e Forza Italia). Il timore è che l’intervento sulla materia (in particolare l’aggiornamento delle rendite catastali) possa essere il preludio per un incremento dell’imposizione fiscale a carico dei cittadini. Tuttavia questa possibilità è stata esclusa dal governo.

L’attuale impianto del catasto tende a favorire chi ha di più.

Il secondo comma dell’articolo 6 prevede invece l’attribuzione, per ogni unità immobiliare, del relativo valore patrimoniale e di una rendita attualizzata in base ai valori di mercato. Questo passaggio appare particolarmente importante. Gli estimi del catasto urbano (cioè la valutazione del valore dei beni immobili e delle relative rendite, su cui si calcolano poi le imposte da pagare) infatti non sono stati più toccati dal 1988-89.

Questo significa che le tasse sugli immobili al momento non sono calcolate su quelli che sono i reali valori di mercato. Secondo l’ufficio parlamentare di bilancio il mancato aggiornamento di queste informazioni tenderebbe a favorire chi possiede immobili con il valore più alto. Attualmente infatti chi possiede immobili grandi, magari in zone di pregio, si ritrova a pagare un volume di tasse generalmente di poco più alto rispetto a chi, invece possiede una casa di nuova costruzione in periferia.

Non è detto però che tale problema sarà risolto dal Ddl in questione. 

La lettera “a” del comma 2 infatti afferma chiaramente che l’aggiornamento di tali informazioni non dovrà essere utilizzato “per la determinazione della base imponibile dei tributi”. Da com’è scritto il testo quindi sembrerebbe trattarsi di un aggiornamento ai soli fini statistici. Mentre, almeno per il momento, per il calcolo delle imposte si continuerebbe a ricorrere ai valori attualmente in uso.

Se da un lato però è vero che non ci sono scadenze così stringenti relativamente alla riforma del fisco, dall’altro bisogna comunque sottolineare che questo tema non possa essere rinviato sine die. Proprio perché rientra nelle misure previste dal Pnrr, la riforma dovrà essere attuata nell’arco dei prossimi 4 anni.

La risolutezza del governo sul catasto non è giustificata se questa ha solo fini statistici.

È indubbio inoltre che una riforma del fisco debba essere portata a compimento in maniera organica. Altrimenti il rischio è quello di creare delle gravi sperequazioni, oltre che ammanchi significativi per le casse dello stato. Da questo punto di vista quindi è comprensibile la volontà del governo di portare avanti in blocco il testo della legge delega. Ciò che appare quantomeno peculiare è però l’atteggiamento perentorio imposto per una riforma; tale che, in base al testo presentato e anche alle dichiarazioni dei diretti interessati, non avrà (o non dovrebbe avere) effetti diretti sul calcolo delle imposte.

Appare poco logico infatti che una riforma di questa portata non debba produrre conseguenze se non a livello censuario; mentre per il calcolo delle tasse si continuino invece ad utilizzare i vecchi valori catastali. Sembrerebbe più plausibile che con questa operazione il governo abbia provato a smorzare le pressioni dei partiti.

Rinviando ad un secondo passaggio normativo l’aggiornamento dell’imposizione fiscale sulla base dei nuovi valori.

Almeno fino al 2026 la mappatura degli immobili prevista dalla riforma del catasto non porterà a un aumento delle tasse in automatico. Ecco cosa prevede la riforma del catasto, perché si è resa necessaria e quali effetti avrà fra 4 anni sulle tasche degli italiani che hanno una casa.

Le discriminazioni fiscali sono ovunque in materia catastale: basti pensare che alcuni immobili siti in centri storici mai toccati dalle revisioni catastali, versano un Imu nettamente inferiore rispetto a innumerevoli appartamenti in periferia ristrutturati, classificati come immobili di pregio o quasi. La stessa normativa sulla classificazione degli immobili di lusso ormai prevede solo un riferimento alla classe catastale, mentre sono stati aboliti i criteri in vigore dal 1969 che valutavano le caratteristiche tecniche, le strutture accessorie e le finiture presenti in ogni immobile.  

Riforma del catasto: niente aumenti prima del 2026

In questo quadro variegato e per certi versi discriminatorio, si è ormai resa necessaria una riforma del sistema. Pertanto, il Governo ha stabilito che debba esser rivisto il sistema di rilevazione catastale degli immobili prevedendo nuovi strumenti che possono essere usati dai Comuni e dall’Agenzia delle entrate per facilitarne il corretto classamento.

In pratica, a partire da quando verrà emanato il decreto di riforma del catasto e fino alla fine del 2025 non cambierà nulla, ma le informazioni attualmente presenti in catasto dovranno esser via via integrate attribuendo all’unità immobiliare un valore patrimoniale e una rendita attualizzata, rilevati in base ai valori di mercato, che potranno esser adeguati periodicamente.

Fonti: Web, OpenPolis, Altroconsumo  

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Cosa dice il Pnrr a proposito di riforma del catasto

Ma perché allora il governo ha utilizzato dei toni così perentori a proposito della revisione del catasto? Una possibile spiegazione può essere ricondotta al fatto che la riforma del fisco è stata inserita all’interno del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), tra le cosiddette riforme di accompagnamento. Interventi cioè che seppur non finalizzati strettamente al conseguimento del piano hanno l’obiettivo di modernizzare e rendere più efficiente il paese.

In base a quanto specificato dal governo nella nota di aggiornamento al Def del 2021, questo tipo di interventi non rientra nell’ambito operativo del piano; inoltre non sono quindi previsti specifici obiettivi temporali per il loro completamento. In altre parole l’erogazione delle risorse europee non sarebbe vincolata all’entrata in vigore della riforma fiscale. E proprio per questo motivo alcuni esponenti politici, anche di maggioranza, hanno evidenziato come non ci sarebbe alcuna urgenza di pervenire ad un suo aggiornamento in tempi stretti. Sarebbe quindi ingiustificato l’atteggiamento di totale chiusura del governo verso qualsiasi tentativo di mediazione.

Ma in realtà non è esattamente così.

Il regolamento Ue istitutivo del dispositivo per la ripresa e la resilienza (articolo 18, punto b) prevede infatti che il piano di ogni stato contribuisca ad affrontare in modo efficace alcune delle criticità individuate tramite le raccomandazioni specifiche per paese (Csr). Si tratta di documenti con cui le istituzioni europee forniscono indicazioni sulla politica economica degli stati membri. Ai fini del Pnrr risultano rilevanti le Csr relative agli anni 2019 e 2020. In particolare le raccomandazioni del 2019 chiedevano di ridurre la pressione fiscale sul lavoro; compensando tale riduzione, tra le altre cose, anche con una revisione dei valori catastali non aggiornati.

La riforma fiscale è tra le azioni chiave per dare risposta alle debolezze strutturali del Paese e in tal senso è parte integrante della ripresa che si intende innescare anche grazie alle risorse europee. […] È auspicabile, a questo proposito, un’opera di raccolta e razionalizzazione della legislazione fiscale in un testo unico, integrato e coordinato; con le disposizioni normative speciali, da far a sua volta confluire in un unico Codice tributario

 

Cos’è il catasto e cosa prevede la legge delega in materia

Ma cos’è esattamente il catasto? Si tratta sostanzialmente del registro che ha lo scopo di tenere traccia delle proprietà dei beni immobili, sia pubblici che privati. La registrazione di fabbricati e terreni infatti è importante per controllare i cambiamenti che avvengono sul territorio in termini di edilizia ma soprattutto per fini fiscali. Parlando delle costruzioni, ad esempio, ogni unità immobiliare iscritta al catasto riporta una sua precisa destinazione d’uso (lo scopo per cui è stata costruita) e una rendita catastale. Tale valore viene poi utilizzato per il calcolo di alcune specifiche imposte (come l’Imu ad esempio).

L’impianto normativo del catasto risale agli anni trenta.

Con la riforma del catasto si andrebbe a toccare un’istituzione di cui non è mai stata modificata la base normativa, risalente al 1939. Questo intervento è contenuto nell’articolo 6 del Ddl dedicato alla riforma del fisco. L’articolo si compone di due commi. Il primo prevede l’aggiornamento degli archivi degli immobili attualmente non censiti, che non rientrano più nella categoria catastale inizialmente assegnata; o che nel tempo hanno cambiato destinazione d’uso. Si mira inoltre a identificare i terreni edificabili classificati erroneamente come agricoli (questo perché il valore immobiliare dei primi è superiore e quindi anche l’imposizione fiscale è diversa).

Si punta a individuare e a classificare tutti gli immobili abusivi presenti in Italia.

L’aggiornamento degli archivi catastali andrebbe quindi a contrastare la totale mancanza di imposte sugli immobili non censiti, oltre a fornire una mappatura circostanziata delle costruzioni abusive presenti nel nostro paese, che sono ancora moltissime.

Secondo le stime di Istat infatti in Italia nel 2020 si poteva incontrare all’incirca una costruzione abusiva ogni 5 autorizzate. Peraltro i dati sul fenomeno si mantengono stabili dal 2018 ma riportano forti differenze territoriali. Se al nord il 6,1% dei fabbricati risulta non dichiarato, al centro la percentuale si alza al 17,8% mentre al sud si arriva al 45,6%.

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