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Scuola come: in presenza o a distanza?

Negare i rischi porta a non avere le giuste e necessarie attenzioni

Abbiamo già evidenziato la complessità del problema. E’ altresì evidente che una soluzione semplice, ad un problema complesso non può risolverlo. Ci si trova di fronte a una domanda: “scuola in presenza o a distanza”, un aspetto che crea un dibattito vivace anche in molti altri stati.

Un’analisi inglese, fatta dall’università di Cambridge, insieme ad altre università, sostiene che le affermazioni che le scuole, non contribuiscono alla trasmissione del virus, hanno di fatto notevoli limitazioni. Tali affermazioni comportano per di più la sottovalutazione del rischio, che sembrando trascurabile, genera una riduzione delle attenzioni, necessarie a mantenere attive le misure di mitigazione del rischio stesso.

Si tratta dunque di stabilire quando le scuole possono diventare fonte di contagio 

Il punto non è se le scuole sono fonte di contagi, ma bensì in quali circostanze potrebbero esserlo. Ci sembra importante poter testare attraverso dei gruppi di ricerca tra loro collegati, quali sono i momenti di effettivo rischio per la diffusione. Occorre valutare tutto, sia includendo, sia escludendo, ciò che avviene prima e dopo, le lezioni in aula. Lavorare insomma alla ricerca dei momenti di aggregazione, possibili fonti di rischio.

Dobbiamo arrivare a chiedere a bambini e ragazzi, di continuare a fare lezione a distanza, solo se i momenti a rischio non possono essere gestiti in sicurezza. Continuare a gestire la didattica a distanza è un pesante fardello, sia per gli alunni, in termini di una riduzione dell’offerta didattica e soprattutto di una minore socialità e relazionalità, sia per le famiglie che hanno gravi difficoltà nel gestire i figli (specialmente i più piccoli) in Dad essendo contemporaneamente in smart working.

Non si può escludere, la presenza di un rischio di contagio maggiore, nella didattica in presenza,  rispetto alla situazione di una didattica in Dad. Così come non possiamo negare che il rischio oggi è più alto, rispetto a qualche mese fa. Infatti alcune delle nuove varianti del coronavirus, sono risultate più trasmissibili, diventando prevalenti (vedi la variante inglese in quasi 9 casi su 10).

Movimento CittadiniNelCuore

 

 

 

 

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