Stipendi medi europei: l’Italia dal 7° al 13°posto

Negli ultimi 30 anni lo stipendio medio italiano è crollato dal 7° al 13°posto in Europa

Se all’inizio degli anni ’90 l’Italia era il settimo stato europeo, subito dopo la Germania, per salari medi annuali; ma nel 2020 è carambolata al tredicesimo posto, sotto a paesi come Francia, Irlanda, Svezia (che negli anni ’90 avevano salari più bassi) e Spagna.

Malgrado nel continente europeo, i salari negli ultimi 30 anni, sono progressivamente aumentati, in Italia non solo non sono aumentati, ma purtroppo lo stipendio medio è diminuito.

Da noi purtroppo nel 2020 si guadagnava addirittura meno che nel 1990.

La pandemia ha avuto effetti significativi sul mondo del lavoro. Ha creato più disoccupazione e inasprito molte disuguaglianze socio-economiche preesistenti. Nonostante ciò, osservando l’andamento nel tempo, vediamo che in tutti i paesi europei, tranne che in Italia, i salari medi annuali sono aumentati.

Due settimane fa abbiamo parlato del tasso di occupazione in Europa, un indicatore che ci colloca al penultimo posto in Europa; dandoci la chiara sensazione che siamo in un paese, dove il livello di inclusione economica della sua popolazione è drammatico. A ciò si aggiunge, la scarsa qualità dell’impiego, che mostra la sua debolezza in uno degli aspetti più importanti da considerare, cioè proprio l’entità della retribuzione, ovvero quanto i lavoratori ricevono come salario.

L’analisi peggiora se ci si domanda: quanto guadagnano i giovani?

Andando a vedere quanto guadagnano i giovani (in relazione alla media) la tristezza raggiunge l’apice.

Chi ha meno di 30 anni infatti se la cava peggio in Italia, con 1.741 euro lordi, il 17,2% meno della media. Non si tratta in realtà del gap peggiore, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. In Germania, per esempio, è del 26,9%, visto che i più giovani percepiscono 2.114 euro lordi al mese contro i 2.891 medi, mentre nel Regno Unito la differenza è del 20,6%, con 2.074 euro contro 2.613, e in Francia del 19,2%, 1.914 euro contro 2.369. Ma esistono anche Paesi in cui i giovani sono pagati più della media, come la Lettonia, dove questi percepiscono 35 euro in più rispetto al salario medio complessivo.

A causare questo fenomeno è stato, in maniera particolare, il taglio delle ore lavorative, mentre il problema della perdita del lavoro è stato in buona parte arginato da misure di salvaguardia a livello nazionale, che sono riuscite a contenerne gli effetti più negativi. Questo in Italia si è concretizzato con il blocco dei licenziamenti, in vigore da febbraio 2020 a fine giugno 2021 (fine ottobre per alcune aziende legate al Decreto sostegni e fine dicembre per i datori di lavoro che accederanno alla Cassa integrazione). 

Anche la perdita di massa salariale è stata limitata grazie a misure statali. In particolare i sussidi, messi in campo da gran parte dei paesi europei, avrebbero dimezzato, secondo l’Oil, l’impatto della crisi riportando la perdita effettiva a -3,1% (rispetto al -6,5% iniziale).

Il Lussemburgo è il paese europeo con il salario annuale medio più alto

Il salario medio annuale, nei paesi Ue Ocse, nel 2020

I salari medi sono ottenuti dividendo la massa salariale nazionale, per il numero di lavoratori nell’economia totale; moltiplicandolo poi per il rapporto tra ore settimanali di lavoro per i lavoratori a tempo pieno e ore settimanali, di tutti i lavoratori. I dati relativi ai salari sono al 2020 e sono misurati in dollari ai prezzi costanti e alla parità di potere d’acquisto riferiti al 2016. I paesi di riferimento sono i paesi Ue Ocse.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse  (ultimo aggiornamento: venerdì 8 Ottobre 2021)

In tutti i paesi europei Ocse fatta eccezione per l’Italia, dal 1990 ad oggi il salario medio annuale è aumentato.

Nel 2020, nel mezzo della pandemia, il salario medio annuale di un cittadino lussemburghese era il doppio di quello di un greco, e quasi tre volte quello di uno slovacco. In generale, ad avere i salari medi più alti sono i paesi dell’Europa nord occidentale (Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca), mentre quelli più bassi li registrano stati membri dell’Europa centrale (Slovacchia e Ungheria) e meridionale (Grecia e Portogallo).

Secondo l’Ocse, in alcuni paesi europei tra il 2019 e il 2020, nonostante la pandemia, i salari medi annuali sarebbero lievemente aumentati.

È, per esempio, il caso dei Paesi Bassi (+2,4%), e di alcune nazioni dell’Europa centrale tra cui la Slovenia (+2,3%), ma anche dei paesi baltici (soprattutto la Lettonia, con un aumento pari al 7,1%). Mentre in stati come Francia, Spagna e Italia si è registrato un lieve calo, pari rispettivamente al 3,2% per la Francia, al 2,9% per la Spagna e al 5,9% per l’Italia.

L’Italia è l’unico paese europeo in cui i salari sono diminuiti rispetto al 1990

La variazione percentuale dei salari annuali medi tra il 1990 e il 2020, nei paesi Ue Ocse

 
I dati riguardano la variazione percentuale tra il 1990 e il 2020. Per Lituania, Estonia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Slovenia, Grecia e Portogallo i primi dati sui salari annuali risalgono al 1995. Per la Slovacchia risalgono invece al 1994, per la Lettonia al 1996 e per la Germania al 1991.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse  (ultimo aggiornamento: venerdì 8 Ottobre 2021)

L’aumento maggiore si è registrato nei paesi dell’ex blocco sovietico. In Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, ad esempio, il salario medio annuale è raddoppiato. Ma le percentuali più alte si riscontrano nei paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), dove tra il 1995 e il 2020 i salari sono più che triplicati.

Ovviamente, parliamo di paesi in cui i salari medi annuali, 30 anni fa, erano molto bassi rispetto a quelli degli altri stati europei.

Se pensiamo alla Lituania ad esempio, il paese europeo Ocse che ha registrato il più grande miglioramento in questo senso, nel 1995 la retribuzione era pari a poco più di 8mila dollari l’anno il +276,3% l’aumento del salario medio annuale tra il 1995 e il 2020. Nel 2020, invece, è salita a circa 32mila.

I paesi dell’Europa meridionale come Spagna e Portogallo e in misura minore la Grecia hanno invece registrato degli aumenti decisamente più modesti (13,7% per il Portogallo e 6,2% per la Spagna). In Spagna, Italia e Portogallo i salari sono cambiati marginalmente negli anni.

Gli stipendi medi in Europa durante la pandemia

Ma cos’è successo con la pandemia?

L’Italia nel 2020 ha perso oltre 39,2 miliardi di salari con un calo del 7,47% sul 2019, per la crisi economica scatenata dalla pandemia. Secondo l’Eurostat, si è passati da 525,732 miliardi nel 2019 a 486,459. Nello stesso periodo in Francia sono stati persi 32 miliardi (ma su una massa salariale passata da 930 a 898 miliardi) con un -3,42% e in Germania appena 13 miliardi su oltre 1.500 (-0,87%).

Insomma, quello italiano è stato il calo peggiore. Ma, per fare, un confronto più approfondito dobbiamo utilizzare dati più completi e vedere gli stipendi medi cambiano, in Italia e in Europa, in base alle fasce d’età. 

In Italia la retribuzione fatica a migliorare

Rispetto sia ai paesi dell’Europa settentrionale e occidentale che a quelli dell’ex blocco sovietico, negli stati europei più meridionali c’è stata quindi una sostanziale stagnazione dei salari. Questo fenomeno, però, è stato particolarmente evidente in Italia. Qui il maggiore aumento in quanto a entità della retribuzione si è registrato negli anni tra il 1995 e il 2010, in cui si è progressivamente passati da un salario medio annuale di circa 37mila dollari ad uno di 42mila.

Gli stipendi medi, secondo i dati pre-pandemia, sono naturalmente più alti oltre che in Svizzera anche nel Nord Europa, in Norvegia, Islanda, Danimarca, Svezia, dove si superano i 3mila e in gran parte dei casi i 4mila euro lordi mensile. E pure in GermaniaRegno Unito dove arrivano a 2.891 e 2.613. In Francia lo stipendio medio arriva a 2.369 euro lordi.

Un aumento comunque molto lontano da quello delle altre nazioni europee, se pensiamo che il salario medio irlandese per esempio è passato negli stessi anni da circa 31mila a quasi 50mila dollari. 

Fonti: truenumbers; openpolis;

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.