Infermieri: il confronto in Europa

Gli infermieri svolgono un lavoro fondamentale nei sistemi sanitari nazionali.

La disponibilità di infermieri in Europa

Per capire, quanto i vari stati, siano arrivati preparati alla sfida del Covid-19, occorre leggere i dati 2019 (ante Covid) sull’ampiezza dello staff infermieristico dei paesi Ue. 

La pandemia da Covid-19, ha avuto un grave impatto sulla tenuta dei sistemi sanitari dei paesi europei e del mondo intero.

I sovraffollamenti degli ospedali, in particolare dei reparti di terapia intensiva, hanno portato alla luce in molti casi, la necessità di ampliare lo staff medico e sanitario, per una gestione efficace della crisi.

E’ a tutti evidente che, i sistemi sanitari si reggono su molte professionalità (che supportano imedici), come infermieri, ostetrici e operatori sanitari e assistenziali, che svolgono un lavoro fondamentale, dentro e fuori dagli ospedali.

Il personale infermieristico in Europa…

I dati relativi al 2019, sulla disponibilità di infermieri in Ue, ci forniscono un quadro di quante fossero queste figure, quando è scoppiata la crisi pandemica.

Una prospettiva dunque utile per valutare, almeno in parte, il livello di preparazione dei sistemi sanitari dei vari paesi membri.

I paesi del sud Europa hanno meno infermieri.

Sono 71,69 gli abitanti per infermiere in Germania. È il rapporto più stretto tra quelli considerati, seguito da quello di Paesi Bassi (93,56) e Austria (96,40). Gli stati dell’Europa meridionale invece presentano proporzioni meno vantaggiose, in primis la Grecia, dove a un infermiere corrispondono quasi 296 residenti. Numeri superiori ai 200 si registrano poi in altri due paesi: Bulgaria (228,37 abitanti per infermiere) e Lettonia (227,78), entrambi appartenenti all’est Ue.

162,45 abitanti per infermiere in Italia, nel 2019.

Tra i 17 stati membri su cui abbiamo dati disponibili, il nostro registra il sesto rapporto più alto. Un dato che però è sensibilmente calato – quindi in questo caso migliorato – nel corso del tempo.

…e in Italia

Nel 2019 gli infermieri che praticavano la loro professione in Italia erano 367.684, cioè 1 ogni 162,45 residenti come abbiamo appena visto.

Analizzando le variazioni di tale rapporto nel corso degli ultimi 10 anni, quello che si osserva è un iniziale aumento del numero di abitanti per infermiere, probabilmente dovuto alla riduzione di questi ultimi dal 2009 (oltre 310mila) al 2013 (circa 306mila). Nei 5 anni successivi il trend si è invertito, e ne è seguito un calo costante fino al 2017. Complice sia una crescita esponenziale dello staff infermieristico dal 2014 (320.705) al 2019 (367.684), sia il calo della popolazione italiana, in particolare tra il 2016 (60,7 milioni) e il 2019 (59,8 milioni).

Per avere un quadro più dettagliato della situazione del paese e dei divari che lo attraversano, è essenziale andare oltre le medie nazionali e approfondire i dati a livello locale.

Tuttavia per farlo è necessario utilizzare un indicatore leggermente diverso, reso disponibile sempre da Eurostat, che considera infermieri e ostetrici insieme e che attualmente è aggiornato solo fino al 2016.

In Campania e Calabria oltre 200 residenti per 1 infermiere o ostetrico

Nel 2016 il rapporto più squilibrato era quello della Campania (1 infermiere/ostetrico per 229,43 abitanti), seguita da Calabria (1 a 206,03) e Sicilia (1a 197,08).

177,3 residenti per infermiere o ostetrico, in Italia nel 2016.

 

Oltre alle regioni già citate, risultavano sopra la media nazionale Lazio, Lombardia, Sardegna e Puglia.

Mentre i numeri più bassi di abitanti per infermiere/ostetrico sono quelli delle province autonome di Trento (133,57) e Bolzano (134,03), seguite da Molise (141,6) e Liguria (146,23).

Italiani preparati e competenti, ma tra i meno pagati d’Europa

In Italia un infermiere guadagna mediamente 27.382 euro l’anno, contro i 32.092 della Francia, i 34.212 della Spagna, gli oltre 45mila della Germania e i 48.167 dell’Irlanda.

A passarsela meglio è il Lussemburgo, che stipendia i suoi infermieri con circa 91.290 l’anno. Gli ultimi dati Ocse (relativi al 2019) evidenziano una forte disomogeneità tra gli stipendi di infermieri in Europa (ma anche oltreoceano) e vedono l’Italia agli ultimi posti della classifica. Dopo di noi solo Grecia (19.067 euro) ed Estonia (16.653 euro).

Stipendio infermieri, peggio dell’Italia solo Grecia ed Estonia

Parlare di valorizzazione del lavoro quando l’aggiornamento del sistema retributivo è al palo da diversi anni è un paradosso.

Vero è che a parole se ne discute spesso (soprattutto in prossimità di elezioni), ma l’eloquenza dei fatti è più tangibile: gli infermieri italiani – quelli che buona parte del mondo ci invidia per preparazione e competenza, quelli che si sono sentiti promettere riconoscenza da più parti durante l’immane sforzo della pandemia – continuano ad essere tra i meno pagati d’Europa. E il 27 del mese continua ad essere il giorno della vergogna.

 Gli infermieri italiani sono anche fortemente sottodimensionati.

Tradotto: sono pochi, ma lavorano di più guadagnando meno dei colleghi europei.

Difficile parlare di innovazione nella pubblica amministrazione se le condizioni sono queste. Così come le parole “rilancio”, “crescita” e “protagonismo dei lavoratori pubblici” stridono alle orecchie di professionisti per i quali nemmeno gli sforzi profusi durante la pandemia da Covid-19 hanno risparmiato promesse da marinaio.

Non solo stipendi molto al di sotto della media europea (circa 40.513 euro).

Stridono i livelli retributivi di un OSS di sala operatoria o di terapia intensiva e un infermiere neoassunto o con 10 anni di anzianità di servizio che si differenziano per circa 100 o 120 euro a causa delle fasce economiche bloccate. 

Stride un premio di indennità di specificità infermieristica slegato da una riforma del sistema classificatorio e da un livello comparativo di retribuzione dei colleghi europei. Stridono i proclami di istituzioni ordinistiche che si ergono a parasindacati calvalcando le onde emotive del momento e stridono i mantra dei sindacati, che continuano a propinare la nenia del per il rinnovo del contratto le risorse economiche sono limitate.

È il momento di smettere di fissare il dito al posto della luna. Come?

Partire dagli infermieri per ridefinire i livelli di retribuzione in tutti i profili sanitari e in tutti i livelli economici, ad esempio.

E ancora: rivedere la classificazione del personale tenendo presente i livelli di acquisizione di competenze, formazione ed esperienza che garantiscano passaggi di livelli retributivi coerenti con gli sforzi e gli apporti profusi nei livelli di attività. Insomma, uscire dalla condizione di confronto impietoso nel contesto europeo.

CITTADINI NEL CUORE

Fonti: nurse24.it; Foto: Unsplash SJ Objio – Licenza; OpenPolis

 

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