Quanto lavorano i cittadini europei?

Lavorare meno lavorare tutti

Con contratti di lavoro, che prevedono un alto numero di ore settimanali, resta difficile garantire il benessere psico-fisico dei lavoratori.

Sembra ormai indispensabile diminuire le ore di lavoro individuali, mettendo un limite al numero di ore lavorative settimanali lavorabili.

E’ indispensabile rivedere, con un piano pluriennale, il numero delle ore settimanali partendo dai settori di lavoro più pesanti; anche e soprattutto per agevolare, l’ingresso nel mondo del lavoro agli inoccupati, oltre ad un maggior numero di cittadini (soprattutto i disoccupati da chiusure). 

Sotto questo aspetto l’Ue è caratterizzata da ampi divari tra gli stati membri, con una differenza che supera anche le 11 ore settimanali.

Esistono numerosi indicatori per misurare le condizioni lavorative. In approfondimenti precedenti abbiamo parlato, tra gli altri, del reddito medio, delle misure per garantire un salario minimo, della sicurezza sul posto di lavoro e delle prospettive pensionistiche.

Un altro indicatore importante è quello del numero di ore trascorse ogni settimana a lavorare. La regolamentazione in questo senso è considerata fondamentale per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori e imporre dei limiti al tempo trascorso sul posto di lavoro è stata una delle principali conquiste dei movimenti operai nel corso del novecento.

Excessive hours of work and inadequate periods of rest and recuperation, which can damage workers’ health and increase the risk of work accidents.

Un numero eccessivo di ore di lavoro può infatti avere effetti deleteri sul benessere dei lavoratori.

Ad oggi però in Europa è ancora scarsa l’armonizzazione in questo senso, e in molti stati si lavora ben oltre i limiti stabiliti. All’interno dei singoli paesi inoltre cambia la situazione da regione a regione, come anche il divario tra chi lavora poco e chi supera regolarmente il limite di 48 ore settimanali previsto dalla prima convenzione dell’organizzazione internazionale del lavoro (Oil), risalente al 1919.

Quanto lavorano i cittadini Ue ogni settimana

Nonostante le politiche comunitarie promuovano per tutti gli stati membri condizioni lavorative eque e dignitose, anche in termini di ore di lavoro settimanali, sussistono ancora ampie disparità tra i paesi Ue in questo ambito.

Con notevoli divari soprattutto tra i paesi dell’Europa settentrionale e quelli dell’area sud-orientale del continente.

Il numero di ore lavorative settimanali nei paesi Ue (2020)

Il numero di ore lavorative settimanali nei paesi Ue (2020) I dati sono riferiti ai lavoratori di età tra i 15 e i 64 anni; indicano la media di ore di lavoro settimanali nell’impiego principale, in tutti i settori economici.                        FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat (ultimo aggiornamento: giovedì 17 Febbraio 2022)

In Europa settentrionale si lavora meno ore

Sono 4 i paesi membri in cui mediamente si lavora più di 40 ore alla settimana: prima tra tutte la Grecia, con una media di 41,7 ore, seguita da Bulgaria (40,4), Polonia (40,3) e Repubblica Ceca (40,2). Mentre le cifre più basse sono registrate dai paesi dell’Europa settentrionale. Soprattutto dai Paesi Bassi, dove la media settimanale nel 2020 era di 30,6 ore.

11,1 le ore di lavoro in più alla settimana, sostenute mediamente da un cittadino greco rispetto a un olandese (2020).

Se poi osserviamo questi dati a livello regionale, vediamo che la situazione varia ampiamente anche all’interno dei singoli paesi.

In tre regioni greche si lavora più di 44 ore alla settimana

Il numero medio di ore lavorative settimanali nei paesi Ue (2020)

I dati sono riferiti ai lavoratori di età tra i 15 e i 64 anni e indicano la media di ore di lavoro settimanali trascorse nell’impiego principale, in tutti i settori economici.

La regione europea in cui si lavora di più sono le isole Ionie, nella Grecia nord-occidentale (47,2 ore in media). Seguono altre due regioni dello stesso paese: l’Egeo meridionale e il Peloponneso, rispettivamente con una media settimanale di 46,4 e 44,3 ore.

Mentre a registrare la cifra più bassa è la regione di Drenthe, con 29,7 ore lavorative settimanali, seguita da quella di Groninga (29,8), entrambe nel nord dei Paesi Bassi.

In Italia un divario di 2,5 ore tra Sicilia e provincia autonoma di Bolzano.

Per quanto riguarda l’Italia, è la Sicilia a registrare il numero più basso di ore di lavoro settimanali (35,5), seguita da Sardegna e provincia autonoma di Trento, entrambe con 36,3. Mentre il dato più alto lo riporta la provincia autonoma di Bolzano (38 ore), seguita da Veneto (37,6) e Emilia-Romagna (37,5).

È importante sottolineare che i dati si riferiscono esclusivamente all’impiego regolare e che quindi non tengono conto di eventuale lavoro straordinario o in nero. Da evidenziare inoltre che lavorare un numero molto ridotto di ore, come nel caso del part-time, può anch’esso essere un indicatore di condizioni di impiego svantaggiose.

Anche all’interno dei singoli paesi esistono divari

Analizzare la media di ore di lavoro per singolo paese o regione non basta però a restituire la complessità di questo fenomeno. Sono utili in questo senso i dati Ocse, che per ciascun paese suddividono la popolazione occupata in base al numero di ore lavorative settimanali.

In Ungheria la quota più elevata di persone che lavorano più di 40 ore

 

Secondo i dati Ocse, è soprattutto nei paesi dell’Europa centrale e orientale che si trova la quota più elevata di persone che lavorano mediamente più di 40 ore. La forbice risulta invece più ridotta nei paesi del nord Europa. È in particolare la Danimarca a registrare la quota maggiore di persone che lavorano meno di 40 ore alla settimana (quasi il 90% del totale, contro il 7% dell’Ungheria). Nel nostro paese invece circa il 60% delle persone lavorano oltre 40 ore.

Un secolo fa, si è stabilito un massimo di 48 ore lavorative settimanali, ancora spesso non rispettato.

Ma possiamo approfondire ulteriormente, per capire quante sono le persone che lavorano oltre i limiti stabiliti. Già nel 1919, la prima convenzione Oil stabiliva un massimo di 8 ore giornaliere o un massimo di 48 settimanali. Eppure, ancora oggi, più di 100 anni dopo e in uno dei continenti più ricchi del mondo, sono ancora molti i lavoratori costretti a superare costantemente questa soglia.

Lavorare un numero eccessivo di ore costituisce una minaccia per il benessere psico-fisico degli occupati e delle loro famiglie. Oltre ad aumentare la probabilità di avere incidenti sul posto di lavoro.

È infatti fondamentale garantire tempi sufficienti di riposo, non solo come vacanze nel corso dell’anno, ma anche come momento di recupero accessibile regolarmente, ogni settimana.

Fonte Openpolis

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